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venerdì, 16 maggio 2008

La parola zingaro

Ultimi post: Conti elettorali,  40 anni dal '68 e nessuno se n'è accortoLa Sagra del Cinema / Grillo versus Visco / La prima tassa Berlusconi / Una settimana di follia / FAQ sulla Resistenza / La telenovela Alitalia
 
bambini-romNon è una brutta parola. Altre parole, per altri popoli e altre etnie, vengono usate in senso spregiativo, come la parola negro. O addirittura come un insulto, come, a volte, la parola ebreo. I nomi di altri popoli sono usati in modo poco rispettoso, "portoghesi", "lavavetri polacchi", "cose turche", non parliamo poi dei "marochein" della mia terra di origine. Persino la parola "americano" è usata spesso per indicare abitudini e mode assurde e vagamente stupide, come giocare a ping-pong "all'americana".

Non sono pochi gli italiani che amano definirsi "zingaro". O che usano questo soprannome. E' un sinonimo di "libero". "Che colpa ne ho, se il cuore è uno zingaro e va, e va", cantava Nicola Di Bari. E Claudio Lolli rispondeva "Ho visto anche degli zingari felici". Le sigarette per veri fumatori si chiamano "Gitanes", e si fumano anche senza filtro.

Quando si passa dal singolare al plurale le cose cambiano e gli zingari perdono ogni connotazione positiva. Quando escono dalle foto di Josef Koudelka o dalle musiche di Goran Bregovic o dai film di Emir Kusturica e si materializzano in un campo nomadi vicino alla zona periferica dove faticosamente abbiamo comprato la nostra casa svanisce ogni caratteristica simbolica di popolo libero da ogni costrizione. Per diventare il problema numero uno dell'intero popolo italiano. O almeno del 75% degli intervistati nei recenti sondaggi. Che saranno sballati come al solito nella raccolta dei dati, ma temo che segnalino, questa volta, una deviazione reale.

rom-famigliaGli zingari (i raffinati li chiamano rom o sinti e conoscono le differenze tra le varie etnie, ma la gente comune li riconosce per strada lo stesso e per semplicità li chiama così) non lavorano, non hanno fissa dimora, rubano, vivono di accattonaggio e così via. Gli amici degli zingari negano e portano esempi positivi, ma temo che nelle accuse ci sia un fondo di verità. E che dipenda dal fatto che ben difficilmente qualcuno assuma una colf o una badante di etnia zingara, o un custode notturno rom. Sarà cominciata prima la pratica della illegalità o il pregiudizio? Non lo sappiamo, si perde nella notte dei tempi, ma ora è così. Certo, ci sono anche gli zingari stanziali, che lavorano, che vivono di solito di commercio. Ma non sono questi che preoccupano gli italiani, almeno, non più di qualsiasi altro gruppo di extra comunitari. Sono i nomadi veri e propri, quelli delle roulotte, dei campi, dei bambini mandati in giro a fare accattonaggio e tutto il resto che conosciamo a memoria.

rom-bambinoGià queste prime e quasi ovvie considerazioni potrebbero sembrare, a quel 75% di italiani di cui sopra (tra cui a occhio e croce è compreso anche il 50% degli elettori di sinistra) tentativi di giustificare e ragionare. Facile che qualcuno che si imbattesse in questo post mi interpreterebbe ugualmente come "difensore degli zingari" e mi augurerebbe simpaticamente ripensamenti a suon di furti e borseggiamenti da parte dei suddetti zingari.

Ma io invece non nego affatto che gli zingari e i campi rappresentino un problema e una fonte di fastidi e molestie per il quartiere circostante o per una intera città.

Ma la domanda vera è: ma è questo il problema n.1?

(Avvertenza: il resto del post non è politically correct.)

Permettetemi un paragone decisamente poco politically correct. E' un problema che mi ricorda l'inquinamento dell'aria. Un problema di concentrazione. Se le polveri sottili che si posano nel centro di Roma o di Milano fossero distribuite equamente in tutta l'area metropolitana non darebbero alcun fastidio, non provocherebbero alcun danno. Il problema è quando si concentrano in una strada stretta dove le auto e tutto il resto va a passo d'uomo, e la trasformano in una camera a gas. Gli zingari nomadi sono pochi, pochissimi, rispetto alla popolazione italiana, 130 mila sentivo oggi. Possono essere un problema solo in elevata concentrazione, ma possono costituire una elevata concentrazione solo in poche zone.

zingari-2Distribuire il traffico di una città in modo uniforme (o ridurlo), lo sappiamo, non è impresa facile. Distribuire queste popolazioni ostinatamente nomadi (e libere, vedi inizio post) in modo più uniforme sarebbe una impresa molto più facile. Un semplice esercizio di buona gestione, di integrazione per gradi. Sfruttando anche le due principali istituzioni che si occupano di integrazione dei nomadi, la scuola e la chiesa, che vengono anch'esse rifiutate spesso e volentieri (la prima specialmente) ma che, con tempo e pazienza, progressivamente diminuirebbero ancora di più la concentrazione. Era quello che si faceva, con alterni risultati, nel Comune di Roma fino all'arrivo di Alemanno (che gli zingari li deve proprio ringraziare, praticamente lo hanno miracolato, sarebbe giusto che andasse al Divino Amore, possibilmente a piedi, e accendesse un cero nella loro cappelletta).

Il problema è la soglia di sopportazione degli italiani, che sembra diventata talmente bassa da rendere impossibile ogni gestione del fenomeno. Come succede all'organismo di alcune persone quando sono attaccate da batteri e tossine e il loro sistema immunitario reagisce in modo parossistico, mettendo a repentaglio la vita stessa che dovrebbe proteggere. E' lo shock anafilattico. Se una vespa mi punge mi provoca dolore e un bel brufolo, ma una persona allergica può avere guai seri.

Ecco, l'Italia di questi giorni mi sembra in pieno shock anafilattico. Ha subito una puntura (neanche reale, virtuale, televisiva), la materializzazione della mitica "zingarella che rapisce la bambina" (dò per scontato che sia vero, non sono un negazionista a priori) ed è in piena reazione parossistica, rossa e gonfia come il suddetto punturato da vespa selvatica.

johnny-lo-zingaroLa qualità e la voglia di futuro di un paese si riconosce però dalla sua maturità, dalla capacità di gestire con equlbrio e in modo razionale i problemi, anche quelli complessi, non necessariamente negandoli o dando giustificazioni sociologiche, ma magari provando a risolverli (che banalità, eh?).

Ma d'altra parte, se proprio dalla testa, dal Ministero dell'Interno, arriva il buon esempio, perché stupirsi dello scarso equilibrio degli italiani? Primo atto, un commissariato ai Rom, non al contrasto della camorra e al recupero del territorio (dopo tutto quel che si è detto da Gomorra in poi) o ad affrontare il problema della ndrangheta in Calabria, non parliamo neanche della mafia, non ad occuparsi in modo serio dei furti in ville e comprensori che "allietano" la Padania o i nuovi quartieri che circondano Roma. Si parte dai rom. Il capro espiatorio perfetto.

Vorrei proprio avere una società di sondaggi per fare io le domande sulle priorità, e divertirmi a chiedere, ai genitori di figli ventenni, ai loro figli, ai cinquantenni con meno di 30 anni di contributi, a chi ha a che fare con il sistema sanitario, a chi viaggia, a chi ha figli piccoli (si può continuare per 100 o 200 domande)

  • è più importante il problema degli zingari o garantire un lavoro stabile e giustamente retribuito per tuo figlio?
  • è più importante il problema degli zingari o un sistema di garanzie per tuo padre che sta perdendo il lavoro?
  • è più importante il problema degli zingari o un ospedale nel quale le analisi e le visite si possono prenotare con solo qualche giorno di anticipo?
  • è più importante il problema degli zingari o treni per i pendolari che arrivano in orario e non sono ridotti in stato pietoso?
  • è più importante il problema degli zingari o una gestione del traffico che consenta di non passare più ore in macchina che al lavoro?
  • è più importante il problema degli zingari o poter trovare una casa senza fare un mutuo che indebita tre generazioni?
  • è più importante il problema degli zingari o avere un sistema scolastico che prepara delle persone che il mondo del lavoro aspetta e non rifiuta?
  • è più importante il problema degli zingari o l'aria e l'acqua e il cibo non inquinati per noi e per i nostri figli?

(Le foto che illustrano il post sono le prime che Google fornisce nella ricerca per immagini usando come chiavi le parole "zingaro","rom" e "zingari", la prima delle tre, provare per credere, non restituice praticamente alcuna immagine di zingari, l'ultima della serie, ad esempio, è la locandina del film "Johnny lo zingaro"; le foto sono ovviamente del tutto indipendenti e scollegate dal testo e non hanno attinenza con quanto esposto in esso)
 

mercoledì, 14 maggio 2008

Conti elettorali

Finlandia - NaantaliHo aspettato a commentare i risultati delle elezioni (salvo alcuni aspetti laterali) per sentire prima i commenti di illustri politologi e meno illustri  (ma magari più acuti) amici.
Ho letto e ascoltato i commenti di Curzio Maltese, di Eugenio Scalfari, di Giuliano Ferrara e anche di Belpietro, quelli di Travaglio e quelli di Gad Lerner. Ho letto anche quelli di chi aveva capito tutto (Leftwing). Devo confessare che nessuna delle spiegazioni mi convince. Di solito iniziano con "Gli italiani ..." o "Il popolo del centro sinistra ..." e quindi tentano una sintesi, operazione decisamente ardita in una nazione particolarmente frammentata come la nostra. Poi però passano ad ingrandire un elemento, una delle tante possibili spiegazioni e motivazioni, sino a farlo diventare elemento generale (e sostegno alla loro tesi).

Proviamo invece a partire dai numeri, da tutti i numeri, in particolare dai voti effettivamente espressi, e a circoscrivere l'analisi verso un elemento concreto, piuttosto che ai sentimenti degli italiani (che, come noto, cambiano rapidamente e continuamente): l'effetto sulle elezioni dei prossimi 5 anni.

elezioni-2008-sintesiNella tabella Excel che allego (cliccare a lato) sono sintetizzati i risultati (tutti presi dal sito del Ministero dell'Interno) raggruppati per schieramento degli elettori e coalizioni, e confrontati con il voto di (soli) due anni prima. Il confronto non è basato solo sulle percentuali ma sui voti assoluti, sulle persone reali che hanno espresso un voto, che è la chiave di lettura sempre più efficace e istruttiva a mio parere (le percentuali si prestano a 

La semplice osservazione dei numeri consente di  trarre alcune prime considerazioni oggettive:

1 La coalizione di Berlusconi non ha raggiunto la maggioranza assoluta né alla Camera né al Senato
Si è posizionata intorno al 47% (46,8% Camera, 47,2% Senato)
La vittoria deriva quindi unicamente dal sistema elettorale con premio di maggioranza relativa
Con altri sistemi (ad esempio la "legge truffa" di De Gasperi) il premio non sarebbe scattato
  Lo stesso sarebbe avvenuto, ovviamente, in caso di prevalenza del PD
2 La differenza nel voto tra Camera e Senato è stata minima.
Differenza PD-PdL Camera/Senato 9,27-9,31%
  L'elettorato giovane (<25) ha votato in modo allineato alle altre classi di età, a differenza di quanto era avvenuto nel 2006
3 Il perimetro del centro destra (ex CdL) e centro sinistra (ex Unione) è variato in modo sensibile
+5% per il PdL
In valori assoluti (numero votanti) la variazione è stata difforme:
Il perimetro del CD ha acquisito circa 1 milione di voti in più
Il perimetro del CS ha perso un numero quasi triplo di voti 
2,6 (Senato) e 3,4 (Camera) milioni di voti
  Gli elettori mancanti si sono orientati verso l'astensione, lo schieramento avverso, i partiti minori (18-19 liste)
4 I voti persi dal perimetro dell'Unione sono per l'80% nell'area della "sinistra radicale"
Camera 2006 10,2%, Camera 2008 3,2%
  In termini assoluti sono 2,7 milioni alla Camera sui 3,4 persi in totale
5 Le schede bianche sono rimaste assolutamente costanti rispetto alle precedenti elezioni
  Vengono quindi definitivamente smentite le ipotesi di brogli 2006 legate a questo indizio

(Dal sito del Ministero si possono anche controllare i dati del voto estero, che anche quest'anno non sono ancora definitivi (e penso che mai lo saranno): mancano all'appello ancora 10 sezioni elettorali. Ricorderete che nel 2006 ne mancavano 6, la legislatura nel frattempo è finita e così anche il problema. Meno male che quest'anno il risultato non era in bilico. Ma non capisco perché non si metta mano a questo meccanismo folle.)

Prime (ovvie) considerazioni

1) lo spostamento a destra dell'elettorato effettivamente c'è stato, ma non è stato di quelle dimensioni enormi che sono enfatizzate (per scopi opposti) dal PdL e dall'area di Leftwing;
2) lo spostamento a destra è andato praticamente tutto ad una destra un po' particolare, la Lega
3) il calo del centro sinistra è circoscritto nell'area della sinistra arcobaleno, 7 elettori ogni 10 di questo settore (forse anche 8, considerando il bacino potenziale di Sinistra democratica) non hanno confermato il voto di due anni prima
4) dove siano andati questi voti è chiaro (in parte al PD, in parte nel non voto, in parte alla sinistra radicale-radicale, in parte alla Lega), in quale proporzione per ciascuna non è noto, e non è neanche costante da regione e regione, e questa è l'analisi principale che rimane da fare
5) ai fini di un recupero del centro sinistra nelle prossime elezioni (che sono le europee, un tipo di competizione difficile da gestire) dovrebbe essere valutata anche la reversibilità di questi flussi
6) che a mio parere è piuttosto alta in tutte le direzioni, e molto dipendente dalla offerta elettorale.
7) la semplice applicazione delle soglie su un numero di schieramenti superiore a due ha prodotto la nascita di un sistema orientato al
bipartitismo, proprio quando sembrava che si stesse tornando dal bipolarismo al proprzionale con coalizioni di partiti post-elezioni
8) anche la irrversibilità o meno di questo approdo è da verificare e approfondire; è evidente che se i du
e partiti maggiori si accorderanno per confermare questo indirizzo la cosa avrà influenza su tutte le porssime elezioni intermedie, adiniziare dalle europee (che saranno il banco di prova anche di questa ipotesi di accordo).

Per ora mi fermo qui, in attesa di altri elementi di analisi. Magari proverò ad approfondire prima il pessimismo cosmico di sinistra e l'ottimismo aziendale di destra, in una parola, lo spirito del '94.
 

Praga 1968 - Dialogo e rabbia Questo sembra essere l'anniversario meno celebrato che si ricordi. Siamo a maggio, e quindi per logica conseguenza il tanto celebrato maggio francese cadeva proprio di questi tempi, quarant'anni fa. Sarà perché il '68 è stato celebrato a cadenza annuale almeno da trent'anni a questa parte, sarà perché gli "ex sessantottini" non si reggono più, sarà perché il clima generale attuale, italiano in particolare, non sembra molto coerente con quell'ormai lontano momento, sarà per l'involontaria ironia che circonda alcuni slogan di quel periodo (come il celebre "fascisti, borghesi, ancora pochi mesi", i borghesi effettivamente non si sa bene chi siano ora e se esistano ancora, ma gli altri ...), sarà per qualche altro motivo, ma l'indifferenza ricopre l'atteso evento.

Qualche eccezione c'è sempre, come Caparezza al concerto del 1° maggio che metteva in relazione il numero 68, simbolo positivo, con il numero contrario, 89, simbolo quindi negativo (caduta del muro, fine del socialismo reale) e poi ardimentosamente vedeva anche il mito del non dimenticato presidente Pertini (che era stato eletto nel '78, quindi dieci anni dopo) nel numero 68 piegato su un lato.

Praga 1968 - La manifestazione cancellata delle 17Ma qualcos'altro accaduto in quell'anno si può ricordare grazie alla forza evocativa delle immagini, questa volta veramente straordinarie. Siamo in primavera piena e, sempre 40 anni fa, era primavera anche in un piccolo paese nel centro dell'Europa che ora non c'è più. Era la primavera di Praga. L'ultimo tentativo di riformare il socialismo reale, l'ultima prova, se il tentativo fosse fallito, per dimostrare che il sistema era non riformabile, che la deriva dello stalinismo l'aveva trasformato in modo irreversibile in qualcosa che non serviva allo scopo iniziale, ma ad un altro, che Orwell aveva ragione con la sua parabola nella "Fattoria degli animali", che il sistema imperfetto per definizione, il capitalismo nella democrazia, era anche il migliore.

Ed è stato l'ultimo tentativo nel vero senso della parola, altri non ne sono seguiti, e ha messo la parola fine alle illusioni del comunismo, nonostante la passione, la pazienza e la saggezza dei boemi e degli slovacchi, dei praghesi in particolare, e del loro leader Alexander Dubcek.

Il tanto criticato PCI (per le sue lentezze verso il riformismo), pur se guidato allora da un uomo degli anni '30 come Luigi Longo non fece scelte che ora, con il senno di poi, possiamo criticare e condannare. Prima un appoggio convinto ed entusiasta alla primavera e poi, in quel triste e drammatico agosto del '68, una condanna netta. Non senza contrasti. Mia nonna mi raccontava dei giorni interi di discussioni che avevano coinvolto i militanti e gli elettori, irriducibili filo sovietici, nel nostro paesino sulle colline emiliane.

Trarre le conseguenze in tempi rapidi, quelle che citavo prima con eccesso di sintesi, ma con il favore del senno di poi, era una operazione più difficile, ma il discorso ci porterebbe lontano dall'obiettivo di questo post.

Joseph KoudelkaChe è quello di segnalare la disponibilità nelle librerie del più straordinario reportage fotografico che abbia mai visto, foto in parte già note, ma in maggioranza inedite, che possono stare allo stesso livello, anzi penso siano anche superiori, a quelle scattate su ogni fronte di guerra dal grande Robert Capa, e anche in grado di reggere il confronto alla drammatica perfezione formale del maestro William Eugene Smith.

Si sa come sono andate le cose, se ne è parlato e scritto spesso in questi giorni. Un fotografo ceco già noto per i suoi temi favolistici ed etnici, particolarmente interessato al mondo e alla cultura degli zingari (tanto di moda anche da noi in questo periodo), Josef Koudelka (il personaggio ritratto qui a lato) nei giorni dell'invasione è uscito per le strade con la sua macchina fotografica, con decine di rollini in bianco e nero in tasca, e ha fotografato tutto quello che succedeva in quei giorni fatali.

Forse perché non era uno specialista nel reportage, forse perché aveva 30 anni, forse perché il clima di sfida lo aveva contagiato, ma ha scattato le foto più straordinarie che si ricordino perché è andato dentro all'azione, ne era parte anche lui. Poche foto sono scattate con il tele, la maggior parte sono con il grandangolo, forse anche un 20 mm, e di molte ci si chiede come abbia fatto a farle, e come ne sia uscito vivo.

Praga 1968 - Assalto a un carro armatoSta di fatto che possiamo partecipare a quegli eventi grazie a lui. Alle infinite discussioni tra i praghesi e i soldati occupanti russi ("il circo sovietico nuovamente a Praga" dicevano ironicamente alcune scritte sui muri), nel tentativo di far prevalere la ragione sulla forza. Al coraggio sconsiderato e temerario dei ragazzi che bloccavano e conquistavano i carri armati facendo scappare i carristi con le bottiglie molotov. Alla rabbia e alla sfida urlata agli occupanti, soldati di leva spesso inconsapevoli di essere in quel luogo al solo scopo di mantenere al potere una casta che si era auto eletta elite (l'"ordine dei porta spada" nel disegno strategico di Stalin).

Praga 1968 - Assalto ai carri armatiLe foto che si sono viste sui giornali o sulle riviste sono solo alcune, ma la maggior parte, straordinarie, anche dal punto di vista estetico, si possono vedere solo sul libro, che consiglio caldamente a chiunque, non solo agli appassionati di storia o di fotografia. Su Internet se ne trovano alcune, scannerizzate da altri volontari, e così posso proporne una breve selezione, che rende l'idea molto meglio delle mie parole.

Un ultimo accenno ad un'altra bellissima opera artistica che prende spunto da quella storica fine delle illusioni, il ben noto libro di Milan Kundera "L'insostenibile leggerezza dell'essere", che consiglio di rileggere (magari assieme a "Lo scherzo") dove si citavano amaramente  e indirettamente proprio queste foto, nascoste e anonime per ragioni di sicurezza e protezione dell'autore e della sua famiglia per anni (si è saputo solo recentemente che proprio il grande fotografo boemo ne era l'autore). Ma che servirono negli anni della repressione di Husak a incastrare i dimostranti che ne erano protagonisti.

Praga 1968 - Discussioni con i soldati russiDi Praga e della Cecoslovacchi in quegli anni ho molti ricordi indiretti e pochi diretti, ci sono passato in treno 4 anni dopo e ho trascorso lì alcuni giorni 6 anni dopo, era inutile cercare qualsiasi segno o memoria di quella rivolta e di quella speranza, la vita scorreva tranquilla e la gente si era apparentemente adattata ai vantaggi del conformismo. La durezza del sistema e la paura del nuovo emergeva solo nei controlli ossessivi alle frontiere, nel perimetro che delimitava il territorio e lo isolava dal mondo esterno.

(Le foto, dall'alto:
1) un giovane dimostrante urla la sua rabbia, ovviamente in russo, ai soldati del Patto di Varsavia che lo ascoltano distrattamente, il fotografo è chiaramente accanto al carro armato e utilizza un grandangolare;
2) Piazza San Venceslao alle 17 del 22 agosto, era stata organizzata una dimostrazione ma poi era stata annullata per timore di provocazioni, il popolo praghese era stato totalmente compatto nel seguire le indicazioni del partito di Dubcek; 
3) Koudelka in una foto dello stesso periodo;
Praga 1968 - Manifestanti dopo alcuni scontri sanguinosi4,5) L'assalto a un tank con le molotov, i carristi scappano e gli studenti sventolano la bandiera cecoslovacca su di esso (il fotografo era sulla strada, a pochi passi, non è sicuro che le foto siano riferite allo stesso episodio);
6) La folla discute e cerca di instillare il dubbio nei soldati russi, il fotografo è chiaramente salito anche lui sul blindato;
7) negli ultimi giorni, si contano anche morti e feriti, la bandiera è insanguinata e la giovane donna piange;
(Tutte le foto sono sotto diritti di copia della agenzia Magnum e sono qui riprodotte in solo formato miniatura (thumbnail) a soli scopi di conoscenza dell'opera del fotografo e di critica e analisi storica e divulgativa, e sono disponibili sul volume "Invasione Praga 68" - Josef Koudelka - Ed. Contrasto)
 
Su questo tema vedi anche: Le illusioni del comunismo, Il movimento degli studenti con la emme minuscola, Il 1° marzo sì me lo ammento

 

Ultimi post: La Sagra del Cinema / Grillo versus Visco / La prima tassa Berlusconi / Una settimana di follia / FAQ sulla Resistenza / La telenovela Alitalia
 

Roma Monti "Finalmente la sinistra se ne va da Roma!"
"Tu che vantaggi ne hai?"
"Sgombreranno i campi nomadi, non se ne poteva più"
"Hai un campo nomadi vicino a casa?"
"No, per carità, io abito ai Parioli"
"Quindi la tua sensibilità nasce da un sentimento di solidarietà verso i quartieri più svantaggiati?"
"No, è che è pieno di zingari che chiedono l'elemosina, le madri hanno in braccio dei figli che non sono i loro, li affittano, dicono che a volte li rubano, fanno finta di essere storpi e poi quando finiscono il turno se ne vanno spediti, ti infastidiscono ai semafori, se non gli dai i soldi ti sporcano il parabrezza, a una mia amica che non gli voleva dare i soldi una zingarella gli ha sputato, poi rubano, ci sono bande di bambini che attorniano i turisti e le persone anziane con il trucco del cartone ....!
"Ho capito il concetto. Ma perché e come Alemanno dovrebbe risolvere il problema?"
"Se non lo fa lui!"
"Ci andrà da solo, personalmente?"
"No, che c'entra, manderà le forze dell'ordine"
Roma Banchi Vecchi1"I vigili urbani?"
"Che c'entrano  vigili. non sono neanche armati. Manderò la polizia, i carabinieri, che ne so?"
"Ma non dipendono mica dal sindaco, dipendono dal ministero dell'Interno"
"Va bè, tanto sarà un leghista, no?"
"Allora bisognerà ringraziare lui"
"L'importante è che lo facciano"
"Dove porteranno gli zingari sgomberati da Roma?"
"Che ne so, basta che siano lontani, al paese loro"
"Molti sono cittadini italiani"
"Ah"
"Molti sono cittadini comunitari, romeni"
"Ma c'è una legge che consente l'espulsione anche per loro, se hanno commesso reati!"
"Sì, l'ha fatta il governo Prodi"
"Ah è vero. Vabbè, allora finalmente l'applicheranno"
"E quelli italiani?"
"Io li manderei in una città amministrata dalla sinistra, così imparano i valori della civiltà multietnica"

Roma  Banchi Vecchi 1"Il problema si porrà se tutte le città saranno amministrate dalla destra"
"Allora si faranno ..."
"Preferisco non conoscere la tua soluzione. Ti dico però come andrà: gli zingari espulsi da una parte riusciranno fuori da un'altra. Sempre se riesce a spostarli. Gli zingari hanno un'altra caratteristica: sono cattolici."
"E' inutile che fai lo scettico, sulla criminalità si volterà pagina"
"Ne sono convinto anch'io. Sparirà dalle prime pagine dei giornali, dalla free-press e soprattutto dai telegiornali. Così il problema sarà risolto. Pressoché nessuno ha esperienza diretta di questi reati"
"Ma come fai a dirlo?! Ogni giorno si sente di uno scippo o di un furto, e sono sempre romeni, cioè zingari!"
"Vedo che gli albanesi sono passati di moda. Comunque, citami l'ultimo scippo che ricordi."
"Che c'entra, io abito ai Parioli, vallo a dire a qui poveracci che abitano ..."
"Sai quanti sono stati i romeni arrestati per furto sulla pubblica via nel 2007?"
"E come faccio a saperlo?"
"C'era scritto sul giornale Domenica, per dire che sono aumentati rispetto all'anno prima, sono stati 777"
finestre-aperte Monti"Tanti, 777 di troppo"
"Sono d'accordo. Ma se dividiamo il numero di romeni che delinque per il numero di italiani che passeggiano viene un romeno delinquente ogni 70 mila italiani"
"E' poco?"
"Bè, per prudenza e in nome della scaramanzia (lo sai che sono superstizioso e se vedo un gatto nero accosto la macchina e aspetto che quello dietro mi superi) non vorrei dirlo mai, ma è più facile trovare un biglietto gratta e vinci buono"
"Insomma va tutto bene"
"Ma no, la sicurezza non è mai abbastanza, ma lasciateci vivere senza sbarre e senza ossessioni ..."

"Un'altra cosa che farà, e non vedo l'ora, e so che sei contrario: toglierà finalmente la ZTL!"

"Non credo che si vedrà la differenza. Più macchine di quante ce ne sono ora col permesso al centro di Roma non ne entrano. Però potrebbe essere una cosa istruttiva. I romani entrano finalmente in centro, tutti e senza bisogno di permesso. Lo attraversano a passo d'uomo (se va bene, se no si bloccano tutti in un mega ingorgo come il giorno della Befana). E poi ne escono in****ti dall'altra parte"
"Sei il solito Pierino antipatico. Almeno però toglierà i cordoli"
"I tassisti sono contrari a toglierli. Dicono che la corsia preferenziale senza cordoli è solo un garbato suggerimento."
"E che comandano loro? Poi sono pericolosissimi per i motorini"
"Tu vai in scooter?"
"No. Ma me l'hanno detto"
"Io vado in scooter e i cordoli non mi fanno paura. Sai perché?
"No. Dimmelo tu"

roma monti"Perché hanno la caratteristica di stare fermi. Infatti sono inchiodati per terra. Se uno sta appena un po' attento e non guida lo scooter con il cellulare infilato nel casco, parlando, sotto la pioggia, di notte, li vede e non ci passa sopra. Quello che mi preoccupano sono le cose che si muovono. Tipo le macchine che ti tagliano la strada senza guardare perché hanno scorto un parcheggio. O che escono a retromarcia senza guardare. O che aprono la portiera sempre senza guardare (e parlando al cellulare).

"Almeno toglierà le strisce blu"
"Ma non ci sono anche a casa tua?"
"Che mi frega, io ho il box"
"Quante auto ci stanno dentro?"
"Una, più le biciclette"
"Quante auto avete a casa?"
"..... Tre"
"Vedi?"
"Ma almeno al centro la toglieranno, così potrò parcheggiare sul lungotevere senza essere taglieggiata dalla STA, che è di proprietà della moglie di Rutelli che adesso andrà fallita!"
campo-de-fiori"Adesso non c'è più la STA è tutto passato all'Atac che è una azienda del Comune ... un momento mi hai già detto che faccio il Pierino. Ma consentimi una osservazione sui tuoi processi mentali ..."
"Eh?"
"... che funzionano così: la zona blu va bene a casa mia perché così trovo il posto e non devo pagare, non va bene in un altro quartiere dove dovrei parcheggiare pagando"
"Che c'entra! Non tutti i quartieri sono uguali! Il centro deve essere di tutti. Sono una cittadina italiana e ho il diritto di parcheggiare dove mi pare. Bisogna tornare alla libertà di parcheggio!"
"E' la libertà che costa di meno in assoluto: la libertà di parcheggiare in un parcheggio che non c'è"
"Allora vogliamo parlare delle buche sulle strade?!"
"Si è fatto tardi ..."


(Ovviamente non è un  dialogo reale, ma la sintesi di dialoghi  di e con amiche e amici e conoscenti che hanno votato a destra e che esprimono questo nuovo sentimento ottimista in stile '94 [allora durò 8 mesi circa]; le foto illustrano Roma prima che cadesse addosso alla città la cappa di piombo)

domenica, 04 maggio 2008

La Sagra del Cinema

kidman_festa_cinemaI romani (almeno quelli che si sono degnati di andare a votare) hanno eletto a maggioranza Alemanno per fare due cose, anzi per far sparire due "fenomeni" tipici della capitale: gli zingari e le buche. Mio fratello dice che la mia analisi è troppo semplicistica, ma temo che in buona parte sia andata così. "Non ci è mai riuscito nessuno, vediamo un po' cosa riesce a fare questo che parla tanto di cambiamento".
 
L'uomo è rimasto sorpreso e spiazzato dall'imprevisto successo (due anni prima il centro sinistra dominava Roma con oltre il 60% dei voti ...) e ha incominciato a improvvisare idee bizzarre e disastrose (se per avventura e/o disgrazia fossero realizzate) come la distruzione del museo dell'Ara Pacis (perché "teca"?), il raddoppio del GRA, un secondo stadio olimpico per la Lazio, le pistole ai vigili e alle vigilesse romane, la modifica del tracciato della Metro C in costruzione, lo spostamento della notte bianca in bassa stagione (quando piove?) e l'abolizione della Festa del Cinema. Dimenticandosi di zingari e buche, forse perché si sta accorgendo che sono un obiettivo difficile anche per lui.
 
Di ognuna di queste bizzarre idee si potrebbero commentare la fattibilità prossima allo zero, i tempi prossimi o eccedenti il suo mandato, la competenza non esclusiva del Comune, i costi in genere eccedenti il bilancio del Comune (o anche della Regione) e le conseguenze nefaste nel caso malaugurato che la destra romana insista negli insani propositi. Ma spero proprio che non sia necessario e che si spegneranno da sole.
 
Quella che mi ha divertito di più (prendiamola con filosofia) è però la grande idea della Sagra del Cinema. Pensavo ingenuamente che Alemanno e gentile signora fossero intrigati all'idea di essere loro negli anni prossimi a ricevere i divi e i registi internazionali all'auditorium, a partecipare alle premiazioni e così via
 
Ma invece non pare sia così. Forse si sentono inadeguati. Forse hanno qualche timore. E se qualche personaggio dello spettacolo si rifiuta di stringergli la mano perché è un ex/post/neo/fascista? Tipo Sean Penn o George Clooney o Susan Sarandon?
 
Meglio trasformare un evento già di successo in un'altra cosa. Grande idea: una rassegna del cinema italiano, solo cinema italiano (e il cinema padano?). Qualcuno dovrebbe però dire al nuovo sindaco e ai suoi amici che i film italiani "da festival" prodotti in un anno saranno 15 o 16, e che la costituenda sagra del cinema durerebbe al massimo una mezza giornata.
 
La perfezione poi si raggiunge con la scelta del nuovo ipotetico direttore, il regista Pasquale Squitieri.
 
Regista, tutti lo chiamano così, allora dovrebbe aver girato qualche film. Però nessuno si ricorda di film diretti da lui. E' un po' come quelli che li chiamano sempre "presidente", di che cosa, si è perso nel gorgo del tempo. Va bè, qualcosa ha fatto, aiutandosi con IMDB, oltre al film sulla amante del Duce, Claretta Petacci (non propriamente un elogio della famiglia) che mi ricordavo, e che risale a una ventina di anni fa, trovo i film del cowboy Django a inizio carriera e film d'azione sulla mafia e la camorra, che in generale mettevano d'accordo pubblico e critica (nel senso che non piacevano a nessuno dei due). Però da qualche anno ha un atout inaspettato, è l'unico regista dichiaratamente fascista (pardon, di destra), una specie di Marco Masini del cinema. Il tipo di uomo di destra peraltro più dispettoso e vendicativo, perché è un convertito, nei suoi anni giovanili infatti era comunista e lavorava come giornalista a Paese Sera, il noto quotidiano di sinistra, ora scomparso, della capitale.
 
Insomma, anche i 4 o 5 titoli che, per calendario, potrebbero essere selezionati per la nuova Sagra del Cinema non sarebbero concessi dagli altri registi al suddetto Squitieri (detestato nell'ambiente) e comunque non sarebbero selezionati da lui. Praticamente dovrebbe accollarsi anche l'onere di girare tutti i film da presentare all'evento. Poi darebbe il premio alla carriera alla Cardinale, poi ... ma finiamola qui, ci siamo capiti.
 
Ripeto, Alemanno si concentri sugli zingari e sulle buche delle strade. Sta lì per quello. 
 

giovedì, 01 maggio 2008

Hanno pestato la coda a Beppe Grillo

big-brother-2Premessa obbligatoria: la pubblicazione dei dati delle denunce dei redditi sul sito dell'Agenzia delle entrate è stata un errore, e anche una violazione della legge sulla privacy.

Mi occupo (anche) di privacy da qualche anno e posso chiarire che: 1) i dati della dichiarazione dei redditi, così come l'ammontare dello stipendio in un'azienda, non sono dati sensibili;  2) i dati sensibili sono solo quelli che riguardano le opinioni religiose e politiche, l'appartenenza ad associazioni (in particolare ad associazioni sindacali), le patologie e le inclinazioni sessuali;  3) sono però dati personali, e come tali sono comunque tutelati;  4) la tutela (e la sanzione) hanno lo scopo di evitare il maltrattamento dei dati, che poi sarebbe l'uso improprio dei dati, che poi sarebbe far conoscere i dati a chi non ne ha necessità per le sue attività professionali.

Siamo quindi (spiace dirlo)  in un caso evidente di maltrattamento, perché io non ha alcuna necessità di fare alcuna operazione sui dati della denuncia dei redditi del mio vicino, di Grillo, o di alcun altro cittadino, e viceversa. Chi li deve conoscere e li può trattare sono i dipendenti dell'agenzia delle entrate, o gli impiegati dell'asilo che devono controllare il reddito per fare la graduatoria dei bambini e così via.

La trasparenza di cui si è parlato sarebbe anche una buona cosa, ma deve essere volontaria e consapevole, e comunque esercitata consapevolmente da chi ne ha motivo, altrimenti prevale sempre il principio di legge generale previsto dalla 196/2003. I parlamentari ad esempio accettano di far conoscere i loro dati sul reddito, e nessuno si sogna di opporsi perché la mancata trasparenza sarebbe interpretata come indizio di qualcosa da nascondere.
D'altra parte, chiediamo il permesso per inserire il numero di telefono negli elenchi, e non esiste e non è mai esistito un elenco telefonico dei cellulari, e poi mettiamo on-line l'elenco di tutti i contribuenti italiani? Incredibile ingenuità.

La reazione di Grillo non si spiega però con queste raffinate considerazioni sulla tutela della sfera privata dell'individuo, ma con il fatto che i primi visitatori del sito si sono lanciati subito a spulciare la sua dichiarazione dei redditi, e hanno visto che denunciava oltre 4 milioni di Euro in un anno. Adesso vai a spiegare ai "grillanti" che il loro eroe, campione di ascetismo predicatorio, guadagna più di un intero gruppo parlamentare messo insieme? Sono tutti soldi guadagnati onestamente, ne sono sicuro, frutto degli spettacoli a pagamento nei quali il comico genovese, come sappiamo, si impegna con tutta l'anima. Ma l'ombra del dubbio si affaccerà inevitabilmente nei suoi adepti, anche i più convinti: e se avesse ragione Antonio Ricci e Striscia la notizia?

Così è partito sparato e irrefrenabile usando l'argomento più assurdo e incongruo  e invocando l'arrivo del salvatore Tremonti. La pubblicazione dei dati favorisce la mafia, la criminalità e i furti in villa, ha urlato. Quando si sa da sempre che la criminalità usa una sua propria dichiarazione dei redditi, e non si fida di quella spesso mendace degli interessati, anzi non la considera proprio. La sua dichiarazione (solitamente assai più precisa) è basata sulla osservazione delle dimensioni delle suddette ville e delle barche ormeggiata nel porticciolo turistico e sul numero di Cayenne e Voyager parcheggiate davanti alla porta di casa.

Saranno casomai i vicini di casa del suddetto fortunato proprietario di numerosi e costosi status symbol a guardare con curiosità e sorpresa la sua dichiarazione e scoprire che guadagnerebbe meno di un bidello di scuola. E qui si capisce anche la reazione più forte da chi può provenire.
Sempre ribadendo comunque quello che dicevo all'inizio: non si può fare.
 

Prima tassa Berlusconi 

sunsetting_on_concorde Non è ancora diventato presidente del consiglio e già Berlusconi ha emesso una nuova tassa. Per due anni si è favoleggiato delle "62 nuove tasse del governo Prodi" (mai nessuno che, a domanda, me ne abbia saputo citare, non dico 60, ma almeno 2, era una bufala di Italia Oggi ripetuta a pappagallo dai soliti noti) ma eccone subito una vera: la tassa Alitalia. Una prima tranche di 300 milioni di Euro è già stata emessa dal governo attuale, ma su sollecitazione del prossimo.

Conosco le obiezioni: non sono molti, e poi è un prestito. Che non siano molti 300 milioni è un parere opinabile. Ad esempio Ryanair pensa che siano sufficientemente tanti da fare ricorso alla UE (vedremo).

Ma soprattutto: non è un prestito! Un prestito si caratterizza per il fatto che poi i soldi o il bene prestato ritornano indietro. Che probabilità ci sono che ritornino indietro (a noi cittadini) prima della fine della legislatura?. Pressoché zero. Più o meno come quando qualcuno ti chiede "che mi presti una sigaretta?".

Lo so, lo so, qualcuno potrebbe dire "ma come, proprio adesso che finalmente sta uscendo allo scoperto la famosa cordata italiana, grazie all'inesauribile e infaticabile lavoro del leader e dei suoi collaboratori, i soliti critici, invece di farsi l'autocritica osano parlare di nuove tasse?" e continuano "proprio adesso che si potrà trattare, grazie alla cordata italiana, con pari dignità con partner stranieri".

concorde_underA parte che questa parola, partner, mi fa venire l'orticaria, causa vari trascorsi in una importante azienda di telecomunicazioni italiana il cui nome inizia con T e finisce per M. In affari non esistono i partner, forse esistono in amore, ma in affari esiste uno che compra e uno che vende e quindi, uno che guadagna soldi e uno che li spende. Si parla ogni tanto delle mitiche sinergie, situazioni ideali nelle quali guadagnano tutti e due, ma temo, in base alla mia esperienza, che non esistano in natura. Volendo essere positivi a tutti i costi ci possono essere forse delle situazioni in cui due società guadagnano, magari nonnecessariamente soldi, in due settori nei quali sono complementari. Non è però il caso di Alitalia e dei coraggiosi imprenditori della cordata italiana.

Qui la situazione è molto semplice, difatti nessuna persona sana di mente metterebbe 300 milioni in un affare se non pensando di rivederli, magari aumentati, dopo qualche anno. Se li investisse nel fondo con rendimento più basso al mondo (ad esempio quello che mi ha consigliato la mia banca) avrebbe comunque un rendimento dell'1% all'anno, che sono pur sempre 3 milioni di Euro, e inoltre alla fine dell'anno avrebbe ancora i 300 di partenza. Certo, ci sono i venture capitalists, quelli che mettono i soldi in una nuova iniziativa, tipo la Apple negli anni '80, e ogni tanto decuplicano o centuplicano il capitale. Quelli che latitano in Italia, come si ripete spesso. Solo che qui non si tratta di rischio, si tratta di certezza. Certezza di non rivedere indietro i soldi aumentati e anche magari di non rivederli indietro del tutto. Il trasporto aereo non è un settore in crescita, non è un settore da start-up companies, da nuove tecnologie dal potenziale inesplorato.

Esisteva una sola società in tutto l'intero pianeta che aveva effettivamente un interesse reale per l'Alitalia, per suoi specifici obiettivi strategici, era l'Air France-KLM, ma il geniale capitano d'industria (in mercato protetto) l'ha fatta scappare.

Concorde_air_france_2Certo, la cordata italiana si farà, un certo numero di imprenditori italiani metterà la sua fiche da 100 o 300 milioni, manderanno loro rappresentanti in CDA, avranno la soddisfazione di partecipare alla guida della prestigiosa compagnia italiana. Una soddisfazione un po' costosa, se non ci fosse un tornaconto. Tornaconto che deve essere evidentemente finanziato dal loro partner, cioè dal governo Berlusconi.

Forse qualcuno dovrebbe a questo punto svelare un segreto agli elettori di destra, solitamente molto sensibili all'argomento tasse: i finanziamenti i governi li attingono proprio dalle tasse. E il salvataggio di Alitalia e il mantenimento in vita di Malpensa saranno pagati indirettamente dai cittadini. Restituendo ai coraggiosi imprenditori nazionali i capitali investiti.

Non è il solito qualunquismo complottista, è pura e semplice logica economica. Chi non ci crede dovrebbe credere invece che questi imprenditori, ad esempio il ben noto Ligresti (che ricordiamo dai tempi di Craxi e della "Milano da bere") siano dei munifici benefattori.

Già qualcuno ha notato, ad esempio, che Ligresti è (tra le altre cose) un costruttore che opera soprattutto a Milano, dove sta per iniziare l'operazione Expo 2015.

Ma, qualcun altro risponderà, "sono soldi che comunque devono essere spesi, cosa c'è di male a favorire un coraggioso imprenditore italiano che vuole salvare una società così amata dagli italiani?" (anche da me, peraltro, come ho già scritto).
C'è di male che si tratta della negazione del libero mercato, della concorrenza, e quindi dell'unico metodo conosciuto per dare un valore corretto alle cose. E dove c'è monopolio la remissione dei clienti o degli utenti è certa.

Concorde_ba"Ma buona parte dei soldi li metteranno le banche, non lo stato" diranno altri. Ma le banche i soldi dove li prendono? Sono i loro? No, sono dei correntisti, nel caso specifico di Intesa San Paolo anche i miei (un contributo comunque molto marginale). Vorrei vedere se facessero un sondaggio quanti clienti delle banche coinvolte sottoscriverebbero l'operazione. Una operazione che evidentemente può inserirsi solo in una logica di presenza su tavoli di confronto, di potere e di scambi a livello governativo.

In sintesi l'operazione Berlusconi di salvataggio Alitalia consiste semplicemente, a quanto si capisce, nel tentare di mantenere in vita la compagnia (che è anche un centro di potere) con l'uso indiretto di denaro pubblico. Un uso così indiretto, nelle intenzioni, da sfuggire al controllo UE e ai ricorsi della concorrenza. Che però non legge il Corriere della sera, e quindi temo che difficilmente ci cascherà.

(Le foto ricordano il più bell'aereo di linea finora creato dall'uomo, il Concorde, è vero, l'Alitalia ha poi cancellato i 4 velivoli che aveva opzionato, l'Air France però ha resistito sino all'ultimo al boicottaggio USA, esempio fulgido del settore aereo del tempo che fu)

martedì, 29 aprile 2008

Una settimana di follia

escher relativitaQuesto blog ha come linea guida la celebra massima di Gramsci "il presente contiene tutto il passato", che non si è dimostrata mai così vera come in questi giorni. Come ricordava anche Padellaro in un articolo di qualche giorno fa, le premesse per la situazione attuale c'erano già tutte in quella settimana di due anni fa, dal 3 al 7 aprile 2006, nella quale l'Unione ha perso un vantaggio stimato in 8 punti (oltre 3 milioni di voti), stimato peraltro non dai sondaggi, ma dalle elezioni di tutti gli anni precedenti.

Una settimana che era iniziata con il secondo confronto Prodi - Berlusconi. Nel quale Berlusconi avrebbe parlato per ultimo. Molti (io tra questi) temevano un colpo finale, una scorrettezza, sapendo che l'uomo applica il sistema "con ogni mezzo lecito" (o meglio, non esplicitamente vietato).

Primo: avere sempre l'ultima parola

Ad esempio in questo caso: il vantaggio dell'ultima parola è stato ottenuto con destrezza. Il sorteggio aveva assegnato l'ultima parola nel primo confronto a Berlusconi, e quindi nel secondo a Prodi. Nel primo confronto, moderato da Clemente Mimun, quindi uno stipendiato del "cavaliere" (anche se allora lo pagava da RAI), il suddetto giornalista si era sbagliato e aveva fatto la prima domanda a Berlusconi. Così sarebbe toccato chiudere a Prodi, ma nella seconda volta (quella che contava di più) sarebbe toccato al suo padrone. E' chiaro che la mossa era concordata, ma Prodi non ha potuto che fare il cavaliere (vero) ed accettare lo scambio. Se avesse protestato sarebbe apparso antipatico e timoroso.

L'odiata ICI sarà abbattuta

L'ultima parola l'ha usata, come sappiamo, per sparare la mossa più efficace della sua campagna, l'abolizione dell'ICI sulla prima casa. Me lo ricordo bene, perché mi è passato un brivido lungo la schiena quando ho sentito il capo del CD che diceva, con sorriso da venditore, rivolto ai suoi elettori (e anche a quelli del CS pronti a passare con lui, e anche al popolo delle schede bianche), scandendo bene le parole: "avete capito bene, aboliremo l'ICI sulla prima casa".
Un  brivido, perché riconoscevo subito l'efficacia estrema del messaggio, amplificata dalla posizione nel programma, nel momento di massima attenzione, e senza possibilità di confronto, e quindi di poter essere annegata e confusa in discussioni e contro deduzioni.

Una mossa scorretta al massimo, alla quale Prodi non ha tentato neanche di rispondere o di abbozzare una protesta, ricordo una mesta e quasi rassegnata stretta di mano. Io non gli avrei neanche stretto la mano, me ne sarei andato. E lui, a ruoli invertiti, non sarebbe stato certo zitto, sarebbe saltato in piedi come una molla. Ma sarebbe stato anche necessario inventare una contro mossa immediata nei pochi giorni successivi, una risposta, una diversione.

Invece abbiamo sentito soltanto dichiarazioni dei vari leader che sostenevano che l'operazione era impossibile, che avrebbe messo sul lastrico i comuni. tanto impossibile che due anni dopo l'ha fatta il CS questa operazione, ma nella realtà, nella finanziaria 2008, non in televisione.
Sarebbe stato più semplice e meno deleterio dire semplicemente "ottima idea, lo faremo anche noi".
Ma evidentemente si sottovalutava la pericolosità della mossa.

Chi tocca la casa si fa del male

Non bastava però, un'altra palla alzata la forniva direttamente il programma dell'Unione: l'abolizione della tassa di successione. Ovviamente il nostro si è lanciato anche su questo punto. Bisogna ammettere che, pur essendo un miliardario, conosce meglio la realtà minuta di molti politici del CS che pure dovrebbero avere più a che fare con queste cose. E ha notato che, con l'aumento molto rapido dei prezzi delle case, qualunque persona avanti con gli anni si trova con un patrimonio da dare in eredità di diverse centinaia di migliaia di Euro, anche milioni in alcuni casi, pur essendo magari una persona di reddito medio. D'altra parte quasi l'80% delle case sono di proprietà, in Italia.
Quindi l'80% delle persone o giù di lì si trovava potenzialmente esposta ad una tassa che un tempo interessava ben pochi ricchi.

Quindi, attacco frontale anche su questa tassa, particolarmente amata dalla ideologia sin dai tempi dei laburisti inglesi del dopoguerra, perché punta a equiparare i punti di partenza dei cittadini, quindi è orientata alla giustizia sociale. In teoria, perché in pratica dai tempi dei tempi chi ha un patrimonio consistente usa mille sistemi per eludere la suddetta tassa.

Qui abbiamo assistito al balletto più surreale, con  vari partiti e leader dell'Unione in ordine sparso impegnati a perdere qualche centinaio di migliaio di voti al giorno.  Ricordo Fini a Ballarò il giovedì prima del voto (mi pare) che chiedeva ossessivamente a Rutelli e Fassino "ma qual è questo limite?", perché difatti l'unica risposta balbettata dai vari leader era che ci sarebbe stato comunque un limite di esenzione "molto alto". Sì ma quanto alto? chiedevano Lucia Annunziata e tutti gli altri giornalisti, e Bertinotti non ricordo dove che rispondeva incauto (o ignaro dei prezzi delle case) 350 mila Euro, suscitando prevedibili incredule proteste. Poi Rutelli correggeva in "patrimoni di molti milioni", ma queste voci dissonanti preoccupavano gli interessati, la dissonanza rendeva poco credibile la promessa o l'impegno, forse il primo si era lasciato scappare la verità, pensavano.

Agire prima che sia troppo tardi

E quindi succedeva l'incredibile, in quella stessa settimana, centinaia, forse migliaia di donazioni all"ultimo momento" per sfruttare ancora la esenzione piena. Persone anziane che donavano la casa o la nuda proprietà a figli e nipoti per non pagare poi la tassa di successione. E che però pagavano fior di migliaia di Euro ai notai. U altro interessante sensore di quanto il paese fosse sensibile a questo punto, e quanto possano essere sprovveduti gli italiani (e saremmo il paese dei furbi). Pensavano evidentemente che una promessa nel programma elettorale sarebbe diventata legge il giorno dopo le elezioni ...

La prova

A questo punto ci saremmo aspettati una nota ufficiale, una voce unica (quella di Prodi) che dava i limiti della legge, ma nulla da fare, e quindi Berlusconi ha tirato fuori il suo terzo asso: la donazione nella famiglia Prodi. Grazie a insider nel ministero delle finanze che avevano accesso all'Anagrafe tributaria (ci ho lavorato, non è necessario coinvolgere il ministro, centinaia di persone hanno accesso ai dati per lavoro, la individuazione univoca della interrogazione non è sempre certa e inequivocabile, ma Prodi è stato troppo gentleman a non ordinare una inchiesta interna) è stata estratta questa informazione che è stata subito lanciata sul "mercato" con il massimo clamore.

Il messaggio per i suddetti italiani già preoccupati e malfidati era chiarissimo: "vedete? questa è la prova che vogliono tassare le vostre sudate case e patrimoni; infatti il loro capo si è affrettato a sistemare i suoi conti prima delle elezioni". Elezioni che quindi venivano drammatizzate come un momento di rottura tra due epoche, un evento senza ritorno.
Hanno organizzato catene di Sant'Antonio di SMS che dicevano così:

Da: +393xxxxxxxxx PRODI TASSA GLI ALTRI PERCHE  LUI HA GIA DONATO:
ATTO 16 /5/2003 rep. 94916 fasc. 21915 NOTAIO  VICO. UNITAMENTE ALLA MOGLIE FRANZONI FLAVIA HA DONATO AI FIGLI GIORGIO E ANTONIO € 870.000,00  A TASSE ZERO.
PASSA QUESTO SMS A PIU CHE PUOI ENTRO DOMENICA P. V .

(SMS ricevuto il 7 aprile 2006 sera da conoscenti della CdL)

Anche qui, anche dopo questo ulteriore colpo basso, nessuna risposta univoca, nessuna smentita. Rifondazione voleva a tutti i costi mantenere questa "tassa giusta", quindi non si poteva neanche qui fare la cosa più semplice, dire "abbiamo fatto meglio i conti, è una tassa che dà meno soldi di quanto costa per raccoglierli, lasciamo perdere e lasciamo la legge così com'è", firmato da tutti i leader, davanti a un notaio.

Rimaneva un'altra tassa collegata alla casa

Restava un quarto asso a Silvio B., e l'ha giocato proprio venerdì 7 aprile, la mattina a Radio Anch'Io, l'abolizione della TARSU, la tassa sui rifiuti. Chiaramente i leader del CS ci hanno ironizzato sopra, con battute del tipo "se la campagna elettorale dura un'altra settimana non rimane più neanche una tassa", hanno scrollato le spalle, insomma.
Eppure anche qui Silvio (o i suoi ottimi e ignoti collaboratori) ha mostrato una conoscenza della realtà e del suo target ben superiore a loro. Io abito vicino a Via dei Normanni, dove per anni ha avuto sede la esattoria comunale, e dove di conseguenza molti romani andavano di persona a pagare questa tassa, e a protestare per errori o eccessi. Ne incontravo spesso che mi chiedevano la strada, erano quasi sempre persone anziane, tra il disperato e l'arrabbiato spinto (la parola sarebbe un'altra) alle prese con una tassa che, chissà perché, ritenevano sommamente ingiusta.

E' una tassa di scopo, ha una destinazione evidente, è in realtà una tariffa, costa intrno ai 100 Euro all'anno per una casa media, si può dichiarare qualsiasi estensione dell'appartamento (è il parametro) perché i vari sistemi informatici non sono collegati (e neanche aggiornati), ma per qualche misterioso motivo è considerata un balzello odioso e ingiusto. Probabilmente perché si può confrontare il servizio reso, che non sempre è impeccabile. O perché non è diluita nel tempo. O perché è piena di regole ottocentesche che impegnano i suddetti vecchietti in lunghe diatribe con l'amministrazione nemica.

Sta di fatto che anche questa mossa, rivolta palesemente alle persone anziane a basso reddito, ha avuto il suo peso ed è stata ingiustamente sottovalutata dal CS. Un peso comunque inferiore, tanto che quest'anno non l'ha ritirata fuori (a meno che se ne sia dimenticato, ma è più probabile che abbia deciso di puntare su poche cose di sicuro effetto).

Epilogo

Risultato di tutto questo balbettio proprio nella settimana decisiva è stata l'erosione quasi totale del vantaggio accumulato in quattro fruttuosi anni di efficace opposizione. E il passaggio in svantaggio al Senato, dove sono prevalenti gli elettori anziani (guarda caso). E in realtà negli ultimi sondaggi, quelli non pubblicabili, a quanto ne so, il famoso vantaggio era ridotto a meno del 2%, quindi il risultato di quasi pareggio non era certo imprevedibile.

E' stato però così clamoroso il calo che molti hanno ipotizzato i famosi brogli, anche per le numerose incongruenze nel giorno del conteggio dei voti. Anche io confesso di essere stato affascinato dalla ipotesi, ho comprato subito il libro anonimo di "Agente italiano" (che pare sia in realtà il sondaggista Crespi) e poi il DVD di Deaglio con Diario.

L'analisi approfondita che ho fatto mi ha portato però a escludere i brogli e a trovare spiegazioni sia per il recupero del CD, sia per il crollo della bianche e sia per la difformità tra Carnera e Senato. Una settimana di follia, che non derivava però, purtroppo per il CS, solo da una gestione maldestra o disattenta, ma anche dalla incapacità di comunicazione che avrebbe minato il cammino del governo Prodi.
  

venerdì, 25 aprile 2008

FAQ sulla Resistenza

teresa_vergalli_storie_di_una_staffetta_partigianaAvevo preparato un altro intervento sulla vicenda Alitalia (molto istruttiva) ma oggi è il 25 aprile, festa minacciata dalla lontananza dai fatti e dalla routine, più che da (comunque preoccupanti) attacchi negazionisti della destra. E quindi propongo ai navigatori una mia idea che coltivo da tempo: una FAQ sulla Resistenza.
Raccontarne la storia nella forma sintetica ed efficace di "frequently asked questions", confutando anche le molte inesattezze interessate accumulate negli anni, sarebbe a mio parere un modo molto attuale per parlare della lotta partigiana.

Non sono uno storico e un'opera di questo genere è un po' al di fuori delle mie possibilità ma, mia madre è stata partigiana e staffetta da giovanissima e ha raccontato quegli anni in un libro molto bello e per niente pedante, piuttosto noto (link a destra), e i miei nonni e i miei zii in Emilia amavano raccontare le storie di quel periodo, e io bambino amavo ascoltarle, tanto che mi pare, se non di averle vissute, almeno di conoscerle bene.

Quindi propongo, a titolo di esempio, 9 voci di questa ipotetica FAQ, cominciando proprio dalle leggende metropolitane sulla Resistenza. Qualsiasi integrazione o contributo, anche critico, è come sempre il benvenuto.

Gli italiani in molte guerre, e in particolare nella seconda guerra mondiale, hanno iniziato la guerra da una parte e poi sono passati dall'altra. La Resistenza può essere considerata un tradimento?

Il popolo italiano non ha tradito proprio nessuno perché non ha dichiarato la guerra a nessuno e non ha neanche siglato alleanze con i tedeschi e i giapponesi. Le alleanze e l'entrata in guerra sono state decisioni di un governo illegittimo, che era arrivato al potere con un colpo di stato nel 1921, sospeso la democrazia nel 1925 con le "leggi speciali" e aveva poi mantenuto il potere per quasi un ventennio con metodi dittatoriali reprimendo ogni dissenso.

La Resistenza ha avuto un ruolo marginale nelle operazioni di guerra. I tedeschi sono stati espulsi dal suolo italiano dagli alleati anglo-americani.

Nessuna guerra di resistenza in nessuna parte del mondo ha mai ottenuto vittorie militari dirette. Questo modo di combattere e di resistere è stato sperimentato per primi proprio dai tedeschi durante la prima guerra mondiale, in Tanganica, sotto la guida del colonnello Paul Lettow-Vorbeck, che può esserene considerato l'inventore. Pochi uomini con perfetta  conoscenza del territorio, in massima parte indigeni, hanno tenuto in scacco le forze preponderanti inglesi fino alla fine della guerra. Questa è la caratteristica della guerra di resistenza, o guerra partigiana, o guerra di guerriglia, impegnare importanti forze avversarie pur essendo in svantaggio di uomini, armamenti e numero.

Ma allora si può considerare veramente una guerra vittoriosa?

Proprio la sproporzione di armamenti (basti pensare a uomini armati di mitra leggero contro carri armati e mitragliatrici pesanti) rende impossibile la vittoria sul campo, ma consente di logorare l'avversario sino a sconfiggerlo in modo indiretto.
La guerra di resistenza di maggiore successo che si ricordi, quella dei Vietcong contro gli USA (qualsiasi sia il giudizio che si dà sulle vicende successive del paese asiatico) segue lo stesso schema: logoramento e abbandono del territorio, con aiuto decisivo degli alleati nord-vietnamiti.

La guerra di resistenza italiana ha avuto una importanza strategica e militare inferiore a quella di altri paesi europei?

Riportata nel contesto sopra ricordato la Resistenza italiana è stata particolarmente efficace, ha coinvolto una grande quantità di persone (fino a 500 mila combattenti, che significano milioni di persone coinvolte, considerando le loro famiglie, in un'Italia meno popolata di adesso) in un territorio molto esteso, ha impegnato per due anni importanti forze tedesche che non potevano essere utilizzate su altri fronti, ha distrutto il consenso residuo che poteva avere il regime fascista. In ambito europeo è stato anzi uno dei movimenti di maggiore peso, allo stesso livello, se non superiore, alle celebrate vicende della resistenza francese e greca.

L'attentato di Via Rasella a Roma in cosa si differenzia dagli atti terroristici di oggi? I GAP sapevano che potevano innescare rappresaglie.

Con questo ragionamento anche gli inglesi avrebbero dovuto arrendersi per evitare le vittime civili dei razzi V2 tedeschi che nel primo anno di guerra distruggevano, senza poter essere intercettati, le città britanniche. L'attentato di Via Rasella è stato un legittimo atto di guerra, compiuto durante la guerra, contro un esercito occupante il territorio nazionale, e contro soldati di occupazione (polizia militare), non solo in base alle sentenze definitive della Cassazione (1957, 1998, 2007) ma anche in base alla logica comune e al confronto con analoghe operazioni svolte in tutti gli altri paesi europei durante l'ultima guerra. Era la rappresaglia sui civili ad essere illeggittima per qualsiasi regola di guerra ed umana.

I partigiani, i GAP di Via Rasella avrebbero potuto consegnarsi per evitare la rappresaglia tedesca e la strage delle Fosse Ardeatine?

No. Perché la rappresaglia è stata comunicata dopo essere stata eseguita. Non è stata avviata e neanche ipotizzata nessuna trattativa da parte dei tedeschi. I tedeschi occupanti non seguivano le logiche di scambio che conosciamo oggi, ma le logiche di guerra. Non avevano alcun interesse a trasformare in martiri i partigiani o a innescare contatti e trattative, con inevitabili mediatori, che avrebbero legittimato la resistenza. Unico obiettivo era mandare alla popolazione un messaggio di terrore e tentare di isolare così le forze della resistenza. Lo stesso metodo usato in tutti gli altri teatri di guerra in Europa.

La Resistenza è stata una guerra civile?

No. E' stata una guerra di resistenza (vedi risposta sopra). La guerra civile vede un popolo diviso in due parti, che si combattono con le armi. Sono state una guerra civile la guerra di secessione americana, o la prima fase della rivoluzione francese con la rivolta della Vandea. In Italia era invece presente una forza di occupazione straniera, e la resistenza era focalizzata a liberare l'Italia da questa forza occupante, appoggiandosi ai loro antagonisti anglo-americani.

Allora perché si parla spesso di guerra partigiana come guerra civile?

Essenzialmente a vantaggio di quella parte dell'Italia che è rimasta a fianco dei tedeschi. Come belligeranti in una guerra civile possono essere considerati combattenti per un ideale, seppure radicalmente sbagliato. Come semplici truppe di appoggio dell'occupante dovrebbero essere considerati dei traditori della loro nazione e del loro popolo, il cui potere derivava dalla presenza dell'occupante.

Ma anche la storiografia non fascista ha parlato spesso di guerra civile.

Il consenso raggiunto dal fascismo alla fine del ventennio era effettivamente molto ampio. La ricostruzione schematica secondo la quale nel 1943 dalla parte della repubblica di Salò rimaneva solo una minima minoranza di italiani per sole ragioni di interesse immediato è effettivamente troppo schematica. Una parte del consenso conquistato non poteva non essere rimasto nella parte avversa alla Resistenza ed è per questo che alcuni storici hanno parlato anche, per essere proprio precisi, di caratteristiche riconducibili alla guerra civile.

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... e si potrebbe continuare con altre 100 domande e risposte (per esempio sul "sangue dei vinti" e sui libri di Pansa) 

Per finire ricordando il 25 aprile in musica, propongo tre canzoni sulla Resistenza meno note e con tasso di retorica zero:

Enzo Jannacci - Sei minuti all'alba
Sergio Endrigo - La ballata dell'ex
Leonard Cohen - The Partisan 

lunedì, 21 aprile 2008

Tu ci credi nei sondaggi?

(Vedi anche: la telenovela Alitalia: investici, rialzati, amarcord, malpensa, cordata italiana cercasi)

pallottolierePerché spendere soldi nei sondaggi se non riescono a prevedere mai la realtà? Neanche in modo approssimato? Ormai in Italia è come dare credito alle lettrici delle carte delle TV locali. Quelle che dicono alla telespettrice che le ha chiamate in pseudo diretta "Capisco dalla tua voce che tu hai un problema. Sei sposata?" "Sì" "Secondo me il problema riguarda tuo marito" "Sei bravissima Magda, come hai fatto a indovinarlo!?"

Questa volta i sondaggisti sono tutti rinfrancati perché secondo loro ci hanno preso, cioè hanno azzeccato il risultato principale. Senza spendere una lira e senza telefonate, ma utilizzando solo la serie storica delle precedenti elezioni, ero arrivato agli stessi risultati anche io (gli amici possono confermare). Solo che i sondaggi veri non hanno previsto, neanche di sfuggita, neanche come sospetto, i due risultati clamorosi di queste elezioni: l'affermazione della lega e il tracollo (-70%!) della neo-battezzata sinistra radicale. Gli elettori leghisti non hanno il telefono fisso perché odiano il canone Telecom (e quindi non sono sondabili perché hanno solo il telefonino)? Gli elettori della sinistra radicale amano parlare di politica e quindi sono più visibili ai sondaggi (non si rifiutano di rispondere)?

Non si sa, in ogni caso questi flussi elettorali che hanno interessato milioni di persone, con effetti pesanti su tutto il cosiddetto quadro politico sono sfuggiti ai sondaggisti. E anche ai leader. Certamente agli interessati e a Veltroni e Bettini. Ma anche al molto lodato Berlusconi. Molto lodato per il suo fiuto elettorale, in particolare nel dopo elezioni da un Roberto Maroni in versione simil-Fede (ci siamo capiti) che parlava della inutilità dei sondaggi essendoci in Italia un uomo che li indovina sempre come se fosse onnipotente, appunto l'innominato Silvio B.

In realtà entrambi i fenomeni di cui sopra non li prevedeva neanche lui e i suoi sondaggisti di fiducia. Certo aveva previsto che senza la Lega il suo PdL poteva perdere, almeno al Senato. Non ci voleva molto fiuto però, era scontato, anche se la Lega fosse rimasta al 5% o nei dintorni.

Riguardo agli exit-poll è incomprensibile il motivo per cui si facciano ancora, anche questa volta erano totalmente sbagliati. Certo allargando sempre di più la forchetta il risultato in qualche modo si coglie. La pros