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domenica, 17 giugno 2007

Quante libertà

prima della mareaCasa delle libertà, Circolo della Libertà (e relativo sito), Partito della Libertà, Giornale della Libertà, Televisione della Libertà (manca la radio, evidentemente è un media considerato obsoleto), è un martellamento da parte di Berlusconi, anche a beneficio della sua pupilla Brambilla.
Ma esiste una parola più ambigua di "libertà"? Anzi più incompleta, perché senza aggiungere da cosa vorremmo essere liberi perde parecchio di senso. O forse ne acquista proprio per questo, ciascuno può aggiungere il senso che vuole. Nel decennio dell'impegno e della sinistra era vista con sospetto, l'unica libertà giusta e condivisibile era la "libertà dal bisogno" (quella che sarebbe stata garantita dal "socialismo reale"). Salvo accorgersi, viaggiando nei paesi dell'Est, che i ragazzi e le ragazze con cui facevamo amicizia forse erano liberi dai bisogni immediati e materiali, ma molto banalmente non avevano una libertà che noi consideravamo naturale e irrinunciabile: la libertà di muoversi nel mondo. Qualche anno dopo abbiamo scoperto che questa libertà per noi ovvia, anzi accresciuta (arrivare a Bruxelles, a Parigi o a Londra senza mostrare neanche un documento, come se andassimo a Latina ...) viene poi negata a tanta altra gente che dal suo paese può magari uscire, ma non per entrare nel nostro.

In inglese sono più precisi e raffinati di noi, hanno due parole, non esattamente intercambiabili: "liberty" e "freedom", la prima è di etimologia latina, la seconda di origine sassone (barbara, quindi). La prima indica la libertà come la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni e i propri obbiettivi in un sistema di regole, la seconda la libertà da qualsiasi vincolo (freedom = the right to do what you want, make your own decisions, and express your own opinions", "the ability to do what you want because you have no obligation or responsibility" - Dict. MacMillan). La prima parola è quella scritta nelle costituzioni e nelle leggi ed echeggia i tre concetti fondamentali "Libertè, egalitè, fraternitè" a fondamento del nostro sistema democratico. La seconda può echeggiare anche l'arbitrio, la libertà conquistata a forza e pretesa, ed è probabilmente la più vicina ai desideri dei supporter del nuovo duo Berlusconi - Brambilla, o ai desideri che vogliono indurre in essi.

Ma sbaglieremmo a considerare freedom in una sola direzione, a freedom pensava Martin Luther King nel suo celebre discorso I Have a Dream (e infatti usava quasi solo questo termine), gli rispondeva pochi anni dopo Sonny Rollins con il suo capolavoro Freedom Suite, freedom cantava Ritchie Havens a Woodstock seguito da tutti i ragazzi presenti e freedom era anche la parola usata per le quattro libertà che erano alla base del New Deal di Roosvelt, ovvero alla riforma del capitalismo della quale, in qualche modo, tuttora beneficiamo (libertà di parola e di credo, libertà dal bisogno e dalla paura).

Non riununciamo a questa parola, decliniamola in tutti i suoi significati, sveliamone l'uso distorto, sosteniamola, nulla è più importante per un uomo che sapere di avere comunque a portata di mano una porta aperta sul mondo.